#nowlistening: Charles X

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Come sempre il programma Musical Box di Radio 2 mi fornisce ottimi spunti per nuovi ascolti e oggi vorrei introdurvi Charles X, 24enne di Los Angeles. La sua musica viene sommariamente definita experimental hip hop, e sicuramente la parola “sperimentale” è già molto eloquente, ma non sufficiente. Il suo talento, oltre che dalla sua straordinaria voce e il suo flow, si manifesta anche attraverso una scelta sfaccettata ma mirata e tagliente di riferimenti musicali e culturali tra i più disparati (che si riflettono anche in tutti gli straordinari look di Charles, dal retrò alla Ray Charles fino al più contemporaneo skate style). Lascio a voi il gioco di scoprirli, ma intanto inizio a segnalarne un paio che mi hanno molto colpito.

Reference One – Pharoah

Il brano Home di Charles X, dall’ album Sounds of the Yesteryear (Stream, 2016), è un rap su un campionamento di Harvest Time del sassofonista jazz Pharoah Sanders, dall’ album Pharoah del 1977.

Reference Two – Deserto Rosso

Il brano The Letter di Charles X, dall’ album The Revolution…and the day after (Alter K – Tentacle Records, 2015) ha un incipit da veri intenditori, un estratto (in italiano!) del monologo di Monica Vitti in Deserto Rosso, film di Michelangelo Antonioni che spopolò al Festival del Cinema di Venezia nel 1964.

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#outnow: DAAM – Technicholor Kabuki Ep

DAAM - "Technicholor Kabuki Ep" Cover

2016 – Label: Volume Up

DAAM è un progetto che unisce arte, musica e teatro creato da Bruno Vandyke (art director, cantante e performer) Davide Serpico (composizione elettronica, produzione e chitarra) e Matteo Gualeni (composizione elettronica, produzione e batteria). Technicolor Kabuki è il loro primo EP, un connubio di sperimentazione elettronica e jazz, forse avant-garde, per la ricerca di novità e per l’amore dell’estraneo mantenendo un rapporto romantico con il passato. L’intima essenza dei Daam si sprigiona nel live, seguiteli su Facebook per sapere quando saranno nei paraggi.

“(…) le basi per costruire un futuro solido e interessante, sembrano esserci tutti. Un eccentrico trio che vale la pena cominciare a conoscere.”

F. Cerisola per iyezine.com

TRACKLIST

01. Tokio Prelude
02. Middle Age Moon
03. Kaleidoscopic Dolak
04. Endless Bel Canto

ASCOLTA L’ ALBUM

*Fonti: volumeup.it; iyezine.com*

#todaylistening: Radio Juicy Collection

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Radio Juicy è un’ etichetta tedesca fondata nel 2012 che distribuisce musica Hip Hop esclusivamente in edizioni limitate e solo in vinili e musicassette. Dico Hip Hop per cirscrivere un ambito ben più ampio e sfaccettato, che racchiude Underground Hip Hop, Instrumental, Dirty, Lo-Fi, Downtempo, Future Beats, Jazz, Soul, Funk, Chillwave, Neo Soul e Experimental.

Radio Juicy nasce come programma radiofonico settimanale ma, dopo la pubblicazione della prima compilation, Fear And Loathing In Beats, a fronte dell’ enorme richiesta da parte del pubblico, inizia a produrre innumerevoli raccolte (davvero, non si possono contare, e la cosa mi rende alquanto felice, perché sono una più bella dell’ altra) che vedono protagonisti gli emergenti della scena tedesca più fresh. Oltre alle raccolte, ovviamente l’ etichetta produce i lavori dei singoli artisti della sua scuderia.

Per voi ho scelto, come raccolta, Repeat Pattern – Border, Radio Juicy vol. 106 (scelta alquanto limitata, a oggi ho ascoltato una quindicina di compilation su centinaia) e, come album, Tin Wooki, di Chester Watson. Su Youtube e sul canale Soundcloud di Radio Juicy sono disponibili tutte le raccolte finora pubblicate, potete scatenarvi.

Chill & enjoy!

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*Fonti: www.facebook.com/Radiojuicy*

#liveact: Secret Gig – Broken Memories

Calista Records e il suo piccolo miracolo

*di Matteo Viberti*

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Un cane insegue la pallina di gomma in una stanza di un bilocale di via Saluzzo. Invece di trovare la geometria rettilinea delle pareti, però, trova un paio di ginocchia. A gambe incrociate l’ospite – che il cane non riconosce: non è né il suo padrone né altra persona dall’odore familiare – prende la pallina e la ritira. Dopo pochi centimetri la pallina sbatte contro un altro paio di piedi. Il cane si ferma, si guarda attorno. Non c’è più un angolo libero della stanza. In venti metri quadri si contano trenta persone. Tutte sconosciute tra loro. Schiacciate una all’altra. Ma stranamente, a proprio agio. Ad-agio. Parola che ricorda una lentezza poco comune nel mondo fuori da lì.

Fino a qualche ora prima gli avventori non conoscevano l’indirizzo dove recarsi, poi si erano radunati nell’appartamento di via Saluzzo in seguito a una comunicazione dell’etichetta discografica della Calista Records. Il cane non sa queste cose. Guarda i corpi seduti a gambe incrociate e accavallate  per terra, divano e sedie. Tutte sedute tranne una. Uno è in piedi dietro a un tavolo. Ha un violino in mano e attacca a suonare mentre gli astanti stanno in silenzio, in una sorta di religiosa contemplazione.

Il cane pure, rimane a guardare. Smette di inseguire la pallina.

Video e visual vengono proiettati sulla parete del salotto.

Le melodie ricordano dipinto. Forse di quelli di Turner, dove i colori colano uno dentro l’altro e sono come il pongo.

Tre cose sembrano colpire il cane:

1) L’arco del violino che va avanti e indietro, ogni due battute, almeno otto quarti, cambia direzione. Fa respiri lunghi, si dilata come un organo.

2) Le basi di batterie replicano una specie di ritmo cardiaco. A volte sono affetti, amori e tristezze. Altre volte antiche danze tribali.

3) I gesti dell’uomo che suona. Non alza mai lo sguardo l’uomo che suona. Sta chinato su strumenti, tasti, manopole. Sfiora invece di schiacciare.

Ci sono melodie post rock che ricordano la sapienza leggendaria dei Sigur Ros, dei Mogwai, degli Explosions in the Sky…E’ un album che mentre suona lascia le bocche semiaperte e fa chiudere gli occhi dei presenti.  Uno seduto nell’angolo dice all’amico sottovoce: è un disco “corporeo”. In effetti su trenta persone del pubblico almeno dieci eseguono questo movimento di chiusura delle palpebre. Gli altri si cullano. Nessuno guarda il vicino nonostante la prossimità. E’ chiaro che l’arpeggio e la struttura musicale stimolano specifiche reazioni fisiche nei presenti. Come una “transizione”: dalla situazione del presente del qui ed ora a un altrove indefinito, un “là” privato ma in qualche modo comune, ognuno nei suoi sé passati e futuri. L’artista – forse non a caso – è Broken Memories. Nome che evoca la “rottura”, il “frammento” e il “prima”.

Non tutti gli album sanno fare miracoli del genere. Non tutte le musiche.

Il cane rimane immobile in una strana contemplazione. Smette d’inseguire la pallina e per un attimo, nell’appartamento di via Saluzzo, sembra che le regole del quotidiano, degli incontri, dei “come va” e “cosa fai nella vita”. delle formalità e delle procedure sociali, degli addii, delle bollette da pagare e dei badge da strisciare, si siano sospese.

Tutto per una volta uguale a se stesso.

A fine concerto l’ultimo applauso non arriva subito ma lascia un attimo di silenzio. Come a dire: “non finire”.

Poi si sente il suono della pallina sbattere contro una parete nella stanza e il cane ricomincia il suo instancabile gioco di vicinanza e distanza, prendere e lasciare. E tutto torna ad essere normale.

Qui sotto, un piccolo estratto registrato con lo smartphone (la semplicità non si giudica, si ama!)

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#outsoon : DOMO GENESIS – Genesis

*articolo di Martina Comba*

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Il 26 marzo uscirà Genesis, attesissimo album di debutto di Domo Genesis, rapper di Inglewood, California. Molto interessante e promettente la lista delle collaborazioni: Kendra Foster, Tyler The Creator, Mac Miller, Wiz Khalifa, solo per citarne alcuni. Il primo singolo uscito è Dapper, che vede la collaborazione del nostro amato Anderson Paak (leggi del suo album Malibu qui). Il ritmo è giocoso e accattivante in questo brano dove Domo Genesis e Anderson .Paak condividono il microfono e creano l’atmosfera giusta per un tiepido venerdì di Marzo e per un week end che promette bene.

ABOUT
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Domo Genesis

All’anagrafe Dominique Marquis Cole, classe 1991, Domo Genesis fa capo all’etichetta Odd Future Records, ed è un membro del collettivo hip hop Odd Future. Tengono compagnia a Domo, in questa grande e complessa collaborazione che per intero porta il nome di Odd Future Wolf Gang Kill Them All, il fondatore Tyler The Creator, rappers come Hodgy Beats e Mike G, il cantante e cantautore Frank Ocean, i produttori Left Brain, Matt Martians e molti altri.

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La crew Odd Future Wolf Gang Kill Them All

Dominique Cole lascia presto gli studi per firmare con la Odd Future nel 2009, e nel 2010 esce il suo primo mixtape: Rolling Papers. Nel 2011 è la volta di Under The Influence, secondo mixtape in netto miglioramento rispetto al primo: più concentrato, più maturo, più stiloso.

Tra le grandi fonti di ispirazione di Genesis troviamo Nas, il duo Mobb Deep e Wiz Khalifa. Proprio con quest’ultimo collabora nel 2012 ed esce il brano Ground Up.

Continua con le collaborazioni nel 2012 dove insieme a The Alchemist pubblica No Idols e nel 2013, partecipando all’album MellowHigh del duo MellowHype.

Con Genesis si lancia con un album tutto suo e dichiara:

“Thanks for the love, its been awhile but Im finally ready to give my honest self” 
TRACKLIST

01 Awkward Groove [prod. by Mike & Keys]

02 One Below [prod. by Sha Money XL]

03 Wanderer (ft. Tay Walker) [prod. by Cam O’bi]

04 Questions (ft. Da$h and Kendra Foster) [prod. by Maffyuu]

05 My Own (ft. JMSN) [prod. by Christian Rich]

06 Go (Gas) (ft. Wiz Khalifa, Juicy J, & Tyler, the Creator) [prod. by Tyler, The Creator]

07 Coming Back (ft. Mac Miller) [prod. by Sap]

08 Faded in the Moment (ft. Cam O’bi) [prod. by Cam O’Bi]

09 Dapper (ft. Anderson .Paak) [prod. by Garcia Bros]

10 Brotha [prod. by Drewbyrd & Kintaro]

11 All Night (ft. King Chip) [prod. by Left Brain]

12 Lost and Found [prod. by Steely Wonderbread]

GALLERY

 *Fonti: okplayer.com | wikipedia.com*

 

 

 

 

#liveact: Secret Gig – Oslo

Foto di Lucia Di Salvo
Foto di Lucia Di Salvo

Giovedì scorso sono andata a curiosare al primo Secret Gig dell’ etichetta Calista Records, primo, spero, di una lunga serie.

Calista Records è una netlabel che non manco mai di supportare, per svariati motivi. Il primo è che ne fanno parte alcuni dei miei amici preferiti, che sono anche validi musicisti. Il secondo è che è un’etichetta di Torino, che è la mia città ed è bellissima (non si accettano repliche). Il terzo, e ora la smetto con le sciocchezze, è che ha un roster straripante di sincera e motivata innovazione. Non sto parlando di quell’ innovazione fine a sé stessa, fatta per scioccare, la ricerca spasmodica di chissà quale astruso virtuosismo, l’ esaltazione del mero tecnicismo tirato per le orecchie fino a una presunta follia. E’ proprio quella novità di una musica che cresce in modo quasi fisiologico…come dire: è così che deve andare, nessuno lo può pianificare, è la natura che fa il suo corso. Non per niente molti di questi artisti sono giovanissimi, ancora acerbi a tratti ma molto promettenti. Infine, e qui renderò felici tutti gli accaniti guerriglieri anti-monopolio SIAE, è la prima etichetta i cui artisti sono tutti, ma proprio tutti, iscritti a Soundreef….e vi dirò, da promoter/organizzatrice di musica dal vivo, che conviene a tutti, ma proprio a tutti (esclusa la SIAE).

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Foto di Lucia Di Salvo

Ma torniamo al secret: io adoro i secret. Perché si è tutti schiacciati in piccoli appartamenti e si è letteralmente costretti a socializzare, magari con un’ osservazione sui libri sullo scaffale nel quale si ha appena ficcanasato. Il cibo è casalingo, l’atmosfera intima e la musica più vicina.

Fuori faceva un freddo maledetto e il trovarmi tra il pavimento in legno e la volta in mattoni di questo piccolo appartamento nel centro storico di Torino con un bicchiere di vino in mano e il super buffet mi ha catapultato istantaneamente nell’ universo del chill.

Lo show era quello di Oslo, nome d’arte di Tommaso Bertola, giovane cantautore e chitarrista che presentava il disco Stille, accompagnato da Michele Bussone alla batteria e Zevi Bordovach alla tastiera. Tutto il loro armamentario era stipato nel centro del salotto e alla fine la questione mi è parsa un piccolo teatro, perché gran parte del pubblico (eravamo in 20, ndr) li osservava dall’ alto della camera da letto soppalcata e dalla scaletta che unisce i due piani.

Foto di Lucia Di Salvo
Foto di Lucia Di Salvo

Il live era composto sia di brani cantati che da pezzi strumentali: un sound fatto di tante cose, dalle oscurità nordiche alla polvere del Texas, il folk puro che aggredisce le corde della chitarra e la delicatezza di suoni elettronici e magnetici appena accennati. Come ha detto Tiziano Bonini di Radio 2:

Oslo è la capitale della Norvegia, ma qui diventa la capitale di una repubblica utopica simil islandese, la repubblica di ogni folk elettronico timido e introverso, ma attraente e a tratti psichedelico. Senza tempo

Ho provato a registrare un video con lo smartphone, un disastro (vedete sotto), a luci spente non si vedeva un accidente, ma in fondo è una musica che pare fatta apposta per gli ambienti soffusi, quindi va bene così.

In attesa del prossimo evento, ringrazio di cuore, oltre ai musicisti, Ermanno e Verdiana per l’ ospitalità e le delizie del buffet, Arturo per essere un bouncer così fidato e Lucia per le foto (seguitela su Instagram e Tumblr! Ci sono foto meravigliose di Torino e dei suoi viaggi).

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#todaylistening: Lord Finesse – The SP1200 Project: A Re-Awakening

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2014 – Labels: Slice of Spice e Bosses

Robert Hall Jr., vale a dire Lord Finesse, è un rapper e producer originario di New York, più di preciso del Bronx, il che lo rende senza dubbio un bad guy. Noto anche come leader della crew D.I.T.C.,inizia la sua carriera con il disco Funky Technician, insieme a Dj Mike Smooth, uscito per la Wild Pitch Records nel 1990.

Nel 1991 esce il suo secondo lavoro, Return of the Funky Man, per l’etichetta Giant, a cui sono seguiti The Awakening del ’96 e Digging on Blue del ’99 che, non avendo il successo dei primi due album, portano Finesse ad allontanarsi dalle scene per dedicarsi alla carriera di producer (lavorando con artisti di alto calibro, da Notorious Big a Fatboy Slim).

Oggi io mi ascolto il suo ultimo disco, The SP1200 Project: A Re-Awakening, un lavoro strumentale uscito nel 2014 per Slice of Spice & Bossmen.

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Concludo con un brano del mio amato Joey Bada$$, dall’ album Rejex (di cui ho parlato in un precedente articolo): un sample di Check The Method di Lord Finesse, dall’ album Funky Technician.

*Fonti: allmusic.com | wikipedia.com | undergroundhiphop.com*

#nowlistening: friends & funk

Questo sabato doveva essere consacrato alla musica techno di Ilario Alicante (che inizierà a suonare a breve all’ Audiodrome di Moncalieri), ma la salute precaria degli ultimi giorni mi obbliga alla tranquillità. Il che non è affatto male, se si risolve con una cena a casa di amici, un pesto di rucola straordinario, fiumi di vino bianco e una selezione di funk – dagli anni 80 a oggi – per tenere alto il groove della serata. Sfortunatamente, l’ unica cosa che posso condividere qui è la musica…come sempre, enjoy.

Digital Underground, The Humpty Dance (1989)

Young MC, Bust a Move (Grammy Award per Best Rap Performance nel 1990)

Brooklyn Funk Essentials, Bop Hop (1995)

Tonistics, Holding On  (2015)

 

#diary: la notte degli oscar @ Radio Ohm

E’ da poco iniziata la sfavillante Notte degli Oscar e io non sono a Hollywood, ma nel bel mezzo della provincia di Torino per fare la mia parte. In particolare, mi trovo a Chieri, e davvero non so come abbia fatto ad arrivarci giacché Google Maps mi ha fatto percorrere una strada  che se mi fossi arrampicata sulla cima del Monviso avrei rischiato meno. Ancora più in particolare, sono piazzata a una scrivania sul soppalco del Patchanka, storico centro giovanile che negli anni ha ospitato concerti tanto straordinari quanto sovversivi. Qui ha sede Radio Ohm, dove i baldi giovani de L’ ultima fila – Il Cinema di Radio Ohm si accingono ad affrontare una notte in bianco, a suon di birra e chips (pizza no, troppo tardi per ordinarla), per documentare con minuziosa demenza e cinismo tutto ciò che accade laggiù a LA.

A breve metterò in moto tutto il mio spirito critico per commentare gli outfit del Red Carpet, ma, nel frattempo, ho già fatto una chiacchierata in diretta con Enrico e Sergio, che mi hanno chiesto di suggerire qualche film a tema musicale. Ho deciso di portare i miei 3 più grandi amori: il Rock, il Jazz e l’ Hip Hop.

In primis, vero e proprio rigurgito adolescenziale, The Dreamers di Bernardo Bertolucci (2003): The Doors, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Grateful Dead, Steve Miller Band…e la Rivoluzione. Vi consiglio la lettura del libro da cui il film è tratto, Les Innocents di Gilbert Adair, che ho divorato più e più volte da ragazzina (come spesso accade, la storia del libro è differente da quella del film, ma in questo caso entrambe le versioni mi hanno entusiasmato).

Poi, due film accomunati dall’ attore protagonista, Sam Riley. Il primo è Control (2007), di Anton Corbijn, in cui Sam interpreta Ian Curtis, frontman dei Joy Division, nella sua ascesa e discesa senza ritorno. La chicca: Sam, a sua volta frontman della band britannica 10,000 Things, canta personalmente tutti i brani del film (chapeau).

Il secondo, On The Road (che in quanto a film non mi ha entusiasmato, ma la colonna sonora è davvero degna di nota) di Walter Salles (2012), tratto dal’ omonimo libro di Jack Kerouac, omaggio alla Beat Generation e al jazz grezzo degli scantinati bui e fumosi. Qui Sam interpreta Sal Paradise, protagonista del film, in costante movimento da un capo all’ altro degli USA con qualche capatina in Messico, spesso insieme all’ amico squilibrato Dean Moriarty, interpretato da Garrett Hedland (che molte ricorderanno come l’affascinante biker di Tron Legacy). Meravigliosa la scena in cui i due amici si immergono in un club total black e si scatenano a suon di jazz e whiskey.

Infine, a rappresentare l’ hip hop ho scelto Straight Outta Compton (di F. Gary Gray, 2015), attualmente in corsa per l’ Oscar come Original Screenplay. Una true story sulla band NWA: gli esordi di Dr Dre, Ice Cube e Eazy-E e la loro lotta contro l’abuso di potere della polizia nei ghetti neri di tutta l’ America (Fuck Tha Police è la canzone che ha valso alla band le minacce dell’ FBI e l’arresto da parte della polizia di Detroit per averla cantata al loro concerto nonostante il divieto…segue rivolta, ovvio).

Con le ragazze di Plaid In Italy e de L'Ultima Fila di Radio Ohm
Con le ragazze di Plaid In Italy e de L’Ultima Fila di Radio Ohm

Durante la super trasmissione all night long di Radio Ohm sono state snocciolate perle musicali scovate nella storia del cinema da Clara, Elisa e Irene della trasmissione Plaid in Italy. Seguite la loro pagina Facebook perché a breve pubblicheranno una selezione.

Anche io ho fatto una playlist cinematografica, e l’ho fatta Rock, perché ultimamente gli amici mi sgridano: a detta loro, sto entrando in un tunnel “troppo black”. Mi concedo un ritorno alle origini e condivido con voi questa selezione di a bit of rock in movies. Enjoy!

JOHNNY DEPP stars as legendary Depression-era outlaw John Dillinger, the charismatic bank robber whose lightning raids made him the number-one target of J. Edgar Hoover?s fledgling FBI, in the new action-thriller from filmmaker Michael Mann, ?Public Enemies?.

Tracklist
  1.  Otis Taylor – 10 Millions Slaves (Public Enemy)
  2. Alice Cooper – Generation Landslide (Lords of Dogtown)
  3. The Yardbirs – Stroll On (Blow Up)
  4. Venus in Furs – Ladytron (Velvet Goldmine)
  5. Brian Eno – Needle in the Camel’s Eye (Velvet Goldmine)
  6. Buzzcocks – Boredom (Control)
  7. Primal Scream – Come Together (Trainspotting)
  8. 2Pac feat James Brown – Unchained (Django Unchained)
  9. T.Rex – Jeepster (Deathproof)
  10. Neil Young – Deadman Theme (Deadman)
  11. The Kinks – Nothing in This World Can Stop Me From Worryn’ ‘Bout That Girl (Rushmore)
  12. The Rolling Stones – Paint It Black (Full Metal Jacket)
  13. Link Wray – Rumble (Blow)
  14. Black Rebel Motorcycle Club – Fault Line (True Detective Season 1)
  15. Blind Willie Johnson – Dark Was The Night, Cold Was The Ground (Public Enemy)

#liveact: Manuel Volpe&Rhabdomantic Orchestra

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Lo scorso 5 febbraio sono stata al Magazzino sul Po a Torino per assistere al live della Rhabdomantic Orchestra di Manuel Volpe. In uno dei pochi locali che ancora resiste ai Murazzi, dove oramai le porte di ciò che era il cuore pulsante della città sono quasi tutte sbarrate, “sulla sponda sinistra guardando la Grand Madre”, tra gli storici Doctor Sax e The Beach, in un’ arcata seminterrata dove si respira aria di punk e di jazz, ho assistito a un concerto che addosso a quei muri ha spalmato anche la giungla d’ Etiopia e i profumi dei campi fioriti di tutta Europa.

Non mi è affatto nuovo il talento e il gusto raffinato di Manuel, con cui ho collaborato in passato per la presentazione del suo precedente disco (Gloom Lies Beside Me As I Turn My Face Towards The Light, 2013) in un’ evento della mia associazione (Barolo Jazz Club ndr). Quella volta, di cui ricordo un pubblico entusiasta perché “finalmente il Jazz è anche questo”, la formazione era ridotta rispetto a quella attuale, con un sound più minimale ma già pregno delle essenze che ne sarebbero scaturite.

Un disco raffinato che non teme di sporcarsi le mani, privo di inutili orpelli e passaggi a vuoto, sempre intenso nonostante si schiuda man mano, bilanciando le sue diverse influenze in un affascinante equilibrio

*Il Mucchio Selvaggio, giugno 2013*

Grandi recensioni, cariche di altrettanto grandi aspettative: chi ben comincia è a metà dell’ opera…? non sempre, non tutti. Manuel sì (ecco!). Classe 1988, da Ancona approda a Torino e conquista la berlinese Agogo Records (già etichetta di artisti come Mop Mop e Renegades of Jazz, parliamone), label che si fregia – a ragione – della definizione “Global soul music” e che tutto ha a che fare con la musica della Rhabdomantic Orchestra. L’ album in uscita per Agogo, Albore, viene infatti descritto in maniera del tutto pertinente dai suoi produttori:

A spiritual journey that drives the listener into an hypnotic and seductive world made of Yoruba polyrhythms, Middle Eastern impressions, spiritual Jazz drifts and Ethiopian groove vibes

Personalmente, aggiungerei anche un po’ di Francia e un po’ di Spagna, le ho sentite, erano lì anche loro. Non solo…composizioni a metà strada tra i Lounge Lizards di John Lurie, lo spiritual jazz di Pharoah Sanders e il jazz modale di matrice etnica di Don Cherry. Come afferma Manuel stesso:

La vera sfida per me era quella di conciliare questi elementi con un approccio per così dire cantautorale, ma senza subordinare la musica al testo. Volevo raccontare qualcosa utilizzando le potenzialità espressive ed evocative del linguaggio musicale evitando l’ eccesso di parole. Per questo motivo ho deciso di lasciare spazio alla pluralità di voci in strutture aperte, dove improvvisazione e scrittura si intrecciano impercettibilmente.

Ma più di ogni altra cosa, la voce di Manuel – già da molti paragonata a una versione soft di quella di Tom Waits – incontra l’ Etiopia di Mulatu Astatke. L’ analogia si rafforza anche grazie alla formazione, che dalla band del disco precedente si fa ora piccola orchestra, in cui Manuel si affianca sia a colleghi già rodati che a nuovi elementi. Scritto, arrangiato e prodotto da Manuel Volpe, l’album si avvale di un’ eccellente team di produzione composto da Massimiliano Moccia (Movie Star Junkies), Andrea Scardovi (Sacri Cuori), Kelly Hilbert (Flying Lotus, Heliocentrics) e Volpe stesso con la preziosa supervisione dell’esperto di afro-jazz-fusion Andrea Benini (Mop Mop). L’ artwork è a opera di Edoardo Vogrig.

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Il live di sabato scorso è stato un tuffo in un’ atmosfera ovattata di altri mondi e altri climi, in quella cantina di mattoni ho camminato a fianco di un orchestrino nelle vie strette di un villaggio di pietra sperduto tra le colline, ho ballato con una tribù nel sole e nella pioggia e mi sono immersa in un vino rosso speziato in una notte d’estate. Ho viaggiato nello spazio e nel tempo e mi sono emozionata. Se volete sentirli, il prossimo live sarà il 26 marzo al Cinemavekkio, Corneliano d’ Alba (CN).

Manuel Volpe: chitarra e voce

Simone Pozzi: batteria e percussioni

Luca Spena: percussioni

Gianandrea Cravero: chitarre

Fabio Gorlier: rhodes, piano

Maurizio Busca: clarinetto, sax alto

Dario Terzuolo: flauto, sax tenore

Michele Bernabei: tromba e flicorno

 

an album that recalls memories of Hypnotic Cinematic Afro Jazz sounds into a Desert! On Repeat these days!

**Radio Berlin**

A seguire, il live di Tweeedo Ensemble, un trio di vocazione elettronica di cui parlerò a breve.

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Photo credits: Magazzino sul Po

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Per concludere

Non perdetevi il maestro Mulatu Astatke, a brevissimo in Italia.

18.02 TRENTO – JAZZ’ABOUT Fest @ Auditorium S. Chiara
19.02 ROMA – JAZZ EVIDENCE @ Monk
20.02 BOLOGNA – EXPRESS Fest @ Locomotiv

 

#todaylistening: First Things First EP

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OUTPLAY ‎– OUPLW001 / Febbraio 2014

First Things First EP è una compilation uscita per Outplay, etichetta discografica di deep house, fondata e gestita da due producers olandesi, Hans Peeman (aka Junktion) and Daniël LesemanIl disco contiene 4 brani, uno di Junktion, uno di Leseman e due di Fouk, il loro progetto di collaborazione. Mentre sia Junktion che Leseman erano attivi da tempo, il collettivo Fouk debutta proprio con questo EP, uscito nel 2014 (edizione limitata in 300 copie) e ristampato nel 2015.

TRACKLIST

a1: fouk – stuff your dad liked

a2: fouk – cat lady

b1: daniel leseman – keep on moving

b2: junktion – tuesdays

Ascolta il disco su souncloud.com

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GALLERY

*Fonti: outplayrecords.com | weplaywax.com*

#todaylistening : D.R.A.M. – GahDamn EP

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Atlantic / W.A.V.E. Recordings; 2015

Questo EP, uscito lo scorso ottobre, è in loop nelle mie cuffie da qualche giorno (se la gioca con Malibu di Anderson Paak, di cui ho parlato in un precedente articolo). La cover, decisamente Marvel style, raffigura D.R.A.M., con tanto di abbondanza di addome, che stende un simil – Godzilla. Parrebbe alquanto megalomane, ma la stazza e la qualità dell’ album, a mio avviso, glielo consentono. Un talento esploso con un brano, Cha Cha(dal precedente EP #1EpicEP), che ha fatto molto discutere: basato su un campionamento di Super Mario World, ha fatto scatenare Beyoncé su Instagram ed è stata fonte di ispirazione (?) per una delle più note hit di Drake, Hotline Bling.

Benché non trovi Cha Cha entusiasmante (ritmi un po’ troppo reggae per le mie corde), sono rapita da quasi tutti i brani di GahDamn! – in particolare da Signals (Throw it Around) e Caretaker ft. SZA, video sotto – .

It’s a fun, high-energy record that crisscrosses hip-hop, R&B, soul, electronic music, and even rock for about half an hour. Nothing is as immediate as “Cha Cha”, but D.R.A.M. has other things up his sleeve. 

Matthew Ramirez su Pitchfork, 28 ottobre 2015

Clicca qui per leggere la Pitchfork Review

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TRACKLIST

1. The Gahdamn Intro
2. Signals (Throw It Around)
3. Fax
4. $ – feat. Donnie Trumpet
5. Redemption Theme
6. Wit the Shits
7. I’ll Be Back Again
8. Caretaker – feat. SZA
9. Okden

Clicca Qui per ascoltare l’album completo su Soundcloud

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*Fonte: pitchfork.com*

#todaylistening : JOEY BADA$$ – Rejex

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Cinematic, Relentless, RED – 12 Giugno 2012

Joey Bada$$, all’ angrafe Jo – Vaughn Virgnie Scott, è un artista rap/hip hop statunitense cresciuto a Bed – Stuy, un sobborgo di Brooklyn. E’ cofondatore del collettivo Bed – Stuy, con cui ha realizzato 3 mixtapes. Al suo primo lavoro, 1999, uscito nel giugno 2012 con grande successo da parte della critica, sono seguiti Rejex in settembre e Summer Knights nel luglio 2013. Il suo studio album di debutto, B4.DA.$$, è stato pubblicato il 20 gennaio 2015 e ha raggiunto la quinta posizione nella classifica Billboard 200. Tra il 2012 ed il 2015 ha collaborato con ASAP Rocky, Kendrick Lamar, Yelawolf, Statik Selektah, Raekwon, Kiesza e altri.

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TRACKLIST

01. Intro [Prod. By Chuck Strangers]

02. Flow-ers

03. Catharsis [Prod. By Madlib]

04. Indubitable

05. oG killuminati [Prod. By Knxwledge]

06. Pantie Raid [Prod. By Stuyvesant]

07. That Gushy [Prod. By 9th Wonder]

08. Fantom [Prod. By Kirk Knight]

09. Silent Night [Prod. By Kirk Knight]

10. Oh, Deer (Beddar Daze) (Prod. By MF Doom)

11. DSL (Da Special List) [Prod. By Bagirba]

12. Update [Prod. By Kirk Knight]

13. Little Rachel [Prod. By Jack Thwagger]

14. This Feelin’ [Prod. By Cyne] (Bonus)

 

GALLERY
FOCUS ON : J DILLA PRODUCTIONS

Joey Bada$$, già dall’ album di debutto (1999 – Cinematic Music Group, 12 giugno 2012), rimaneggia e ripropone lavori di super producers: da MF DOOM a Statik Selektah, da Knxwledge a Dj Premier. Tra questi, anche J Dilla, mancato nel ’96, che Joey omaggia anche successivamente, con la rielaborazione di numerosi brani originali.

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J Dilla

Nel novembre 2014, il marchio d’ abbigliamento Akomplice ha realizzato una collezione in collaborazione proprio con Joey Bada$$ e la J Dilla Foundation : T-shirt girocollo a manica corta e lunga che ritraggono J Dilla immerso in un pattern di nuvole e cielo.

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Il brano Two Lips è stato realizzato appositamente per la collezione, un rap di Bada$$ su un precedente lavoro di Dilla, estratto dall’ EP Lost Scrolls.

“You could die in a second,” Joey Bada$$ coolly observes on “Two Lips,” a track that features a previously unused beat by the influential producer J Dilla, who died in 2006 of a rare blood disorder. Bada$$’s lyrical meditation on mortality matches up with a dusty drum sample and a dreamy backdrop from Dilla that evokes Stevie Wonder’s late Seventies classics. 

John Gentile per rollingstone.com, 27 novembre 2013. Leggi l’articolo.

*Fonte: pitchfork.com | wikipedia.com | rollingstone.com*

#outnow : ANDERSON PAAK – Malibu

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Un album favoloso, uscito lo scorso 11 gennaio, che include collaborazioni con The Game, ScHoolboy Q, BJ The Chicago Kid, Talib Kweli, Rapsody e produzioni di Madlib, Kaytranada, 9th Wonder, Hi-Tek, DJ Khalil, Dem Jointz e altri.

Un artista che sprigiona una luce assoluta, nonostante una vita costellata di enormi difficoltà (quando aveva 18 anni, i suoi genitori e il suo patrigno sono stati rinchiusi in prigione, e successivamente, in seguito alla perdita del lavoro, ha affrontato un periodo da senzatetto insieme a moglie e figlio). Un esempio emblematico di resilienza e rinascita.

Paak seems to be in total control of his talent. It might be a challenge for him to make something as relatable and soulful as Malibu again, but fortunately, the album has the kind of substance that suggests he’s built to last.

Michael Madden per consequencesofsound.net, 19 gennaio 2016

Clicca qui per l’articolo completo

Clicca qui per leggere la Pitchfork Review

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TRACKLIST

Track / Author / Producer / Time

1. “The Bird” Anderson .Paak Paak 3:37
2. “Heart Don’t Stand a Chance” Paak DJ Khalil 5:12
3. “The Waters” (featuring BJ the Chicago Kid) Paak Madlib 2:54
4. “The Season / Carry Me” Paak 9th Wonder/Callum Connor 5:28
5. “Put Me Thru” Paak Paak 2:40
6. “Am I Wrong” (featuring ScHoolboy Q) Paak POMO 4:13
7. “Without You” (featuring Rapsody) Paak 9th Wonder 3:19
8. “Parking Lot” Paak Paak 3:54
9. “Lite Weight” (featuring The Free Nationals United Fellowship Choir) Paak Kaytranada 3:26
10. “Room in Here” (featuring The Game and Sonyae Elise) Paak Like 3:59
11. “Water Fall (Interluuube)” Paak Chris Dave/The Drumhedz 1:58
12. “Your Prime” Paak DJ Khalil 3:57
13. “Come Down” Paak Hi-Tek 2:56
14. “Silicon Valley” Paak Dem Jointz 4:04
15. “Celebrate” Paak Paak 3:46
16. “The Dreamer” (featuring Talib Kweli and Timan Family Choir) Paak Callum Connor 5:39

PREVIOUS WORKS

Brandon Anderson Paak, classe 1986 e originario di Oxnard (California), con Malibu è al suo terzo album. Ha pubblicato precedentemente Venice (2014), a nome Anderson Paak, e O.B.E. Vol. 1 (2012), sotto lo pseudonimo di Breezy Lovejoy.

GALLERY
LINKS

www.andersonpaak.com

Facebook: www.facebook.com/AndersonPaak/timeline

Soundcloudhttps://soundcloud.com/andersonpaak

Youtube: www.youtube.com/user/Breezylovejoy

*Fonti: pitchfork.com | wikipedia.com | consequenceofsound.net*

 

 

 

#loveit : GUCCI S/S 2016 CAMPAIGN

Un tuffo in un periodo indefinito tra la fine degli anni ’60 e i primi ’80, tra flower power, glam e infinita spensieratezza. La seconda collezione donna ready to wear del nuovo direttore creativo della maison, Alessandro Michele.

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SOUNDS

Coprotagonista del video è il brano Goodbye Horses, di Q-Lazzarus, presente anche nella colonna sonora del film Married to the Mob.

GALLERY – CATWALK SELECTION

Per vedere la collezione completa clicca QUI